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Insieme ma soli. Perché ci aspettiamo sempre più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri

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Definita 'l'antropologa del cyberspazio' Sherry Turkle (http://web.mit.edu/sturkle/www/author-bio.html) è considerata il 'guru emergente del pensiero digitale'. Nata a New York (Stati Uniti d'America), ha studiato al Radcliffe College e con il Committee on Social Thought alla University of Chicago. Ha poi conseguito nel 1976 un dottorato in 'Sociologia e psicologia della personalità' presso la Harvard University con una tesi dal titolo 'Psychoanalysis and Society: The Emergence of French Freud'. Psicologa clinica, è membro della Boston Psychoanalytic Society, consulente di psicologia del Department of Mental Health della Harvard University. Attualmente insegna sociologia della scienza presso il MIT (Massachussets Institute of Technology) (http://web.mit.edu). Ha tenuto corsi 'Identità e Internet' (1996), su 'Genere, tecnologia e cultura informatica' (1998) e su 'Sistemi ed io'. Nell'ambito di un progetto di ricerca del MIT, attualmente sta lavorando sul rapporto tra bambini e animali virtuali [Fonte: http://www.mediamente.rai.it/]

Le nuove tecnologie alla base della comunicazione digitale contemporanea ci fanno credere di essere meno isolati perché sempre connessi. Si tratta però dell’illusione di una reale intimità: i nostri profili online esistono in funzione del numero dei contatti, oggetti inanimati e intercambiabili che acuiscono il senso di solitudine. Allo stesso tempo si sta completando il ventaglio dei rapporti possibili con i robot, dall’ipotesi di affidar loro i propri figli a quella di farne dei veri e propri partner. 

Questo è il paradosso indagato da Sherry Turkle: mentre gli amici in rete sono in realtà presenze prive di sostanza, molti desiderano, talvolta disperatamente, attribuire emozioni umane ai robot. Insieme ma soli è una storia di dissociazione emotiva, ma anche una storia di speranza, perché anche dove la saturazione digitale è maggiore, molti, soprattutto fra i giovani, si interrogano su cosa sia davvero il rapporto umano, e chiedono il ritorno a forme più naturali di dialogo. Alla fine Facebook, il BlackBerry e l’iPhone ci spingono a ricordare chi siamo veramente: esseri umani con scopi umani.

Un saggio potente e profondo sul complesso rapporto tra uomo e tecnologia, all’alba del secolo digitale.

Nessuno meglio di Sherry Turkle sa come la tecnologia sta trasformando il nostro io immateriale. È la nostra techno-Freud, capace di individuare e descrivere i cambiamenti della società prima di chiunque altro. Questo libro magnifico è un viaggio nel nostro stesso futuro.

Kevin Kelly, autore di Quello che vuole la tecnologia

Fonte:
Codiceedizioni.it | Scarica estratto dalla sezione Download

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