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08 Giu
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La tecnologia come motore infinito del cambiamento

In occasione dei cento anni dalla nascita di Marshal McLuhan si è tenuto il 31 maggio scorso il convegno ad egli dedicato dal titolo “McLuhan: Tracce del Futuro”, evento  organizzato dall’Università di Roma “La Sapienza", dall’Osservatorio TuttiMedia e da “Media Duemila”.

Durante l’incontro si è voluto approfondire e far conoscere le intuizioni del massmediologo canadese che già intorno agli anni ’60 aveva previsto la rivoluzione digitale dei nostri tempi.

Io non ho voluto mancare a questo appuntamento e traendo spunto dai vari interventi a cui ho assistito con interesse,  ho pensato bene di estrapolare la riflessione che considero tra le  più appropriata ai temi affrontati dal nostro Portale,  una riflessione che  introduce in modo chiaro e non troppo elaborato quello che ritengo essere uno dei problemi con il quale la società dell’informazione dovrà confrontarsi negli anni a seguire, ossia di come gestire il problema di information overloading.

Se consideriamo il numero crescente di pagine web che ogni anno vengono indicizzate dai motori di ricerca, se consideriamo la mole di informazioni prodotte nelle loro varie forme (testi, video, audio, immagini e quant’altro) dalla creatività umana e che ogni istante vengono immesse e veicolate attraverso la rete Internet come anche attraverso le tecnologie per l’informazione e la comunicazione ad essa collegate, ci si rende conto di come il futuro della conoscenza nella società tecnologica sia sempre più dipendente dai motori di ricerca e dal loro modo di operare le scelte secondo algoritmi che si fanno via via sempre più “raffinati”.

Il seguente contributo, tratto nella sua interezza dalla rivista di cultura digitale Media Duemila (n°281), ripercorre le tappe dell’intervento di Gian Paolo Balboni, Innovation Trends e Industrial Networking di Telecom Italia, il quale  ha voluto omaggiare McLuhan proponendo per l’appunto il tema del sovraccarico di informazioni e del ruolo cruciale della tecnologia come motore del cambiamento e come possibile risolutrice di quei problemi che la tecnologia stessa ha generato.

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Gian Paolo Balboni | INNOVATION TRENDS E INDUSTRIAL NETWORKING DI TELECOM ITALIA

 La tecnologia come motore infinito del cambiamento

Mcluhan: Faced with information overload, we have no alternative but pattern-recognition 

Quando la tecnologia genera un problema, la stessa tecnologia può provare a risolverlo.

Nel 1990 Tim Berners-Lee inventò il Web, un modo per organizzare le informazioni in modo tale che fossero facili da trovare anche per i non addetti ai lavori. Nell’Aprile del 2000, dieci anni dopo, c’erano oltre 15 milioni di siti web nel mondo. Ciò che era nato per facilitare l’accesso alle informazioni lo stava rendendo impossibile.

Un problema ben capito, nel frattempo, da due giovanotti chiamati Page e Brin che, dopo aver studiato con profitto a Stanford, il 4 settembre 1998 fondarono una società chiamata Google, con l’obiettivo di rendere di nuovo “trovabile” l’informazione grazie ad un motore di ricerca che opera su parole chiave e su collegamenti ipertestuali. Il sistema piace, si diffonde e nel 2000 arriva ad aver “indicizzato” il primo miliardo di pagine web!

Ma poiché la crescita non si è affatto fermata, ad aprile 2011 il sito worldwidewebsize.com stima che il numero complessivo delle pagine web nel mondo abbia superato i 35 miliardi. E la semplice ricerca per parole chiave, anche concatenate, è sempre meno utile. Serve oggi introdurre un livello superiore, la semantica, che distingue tra la parola ed il significato che essa esprime e può utilizzare concetti complessi, come il tempo, per distinguere se quello che si ottiene come risultato è significativo oppure no. Insomma, i sistemi tecnologici raffinano la loro capacità di calcolo per affrontare analiticamente un problema di information overloading che la stessa tecnologia ha generato.

McLuhan ci dice che l’uomo si difende usando un sistema di controllo più sintetico, che si rifà a schemi noti (pattern) e facilmente riconoscibile per fare una prima selezione rapidissima. Se cerchiamo il nostro amico Luigi in una stanza molto affollata, utilizziamo inconsciamente elementi puntuali come il colore del vestito o la sua corporatura o il taglio dei capelli per fare la prima macro-discriminazione. Solo in una seconda fase affrontiamo quell’analisi di dettaglio necessaria per capire se si tratta proprio di Luigi o se è solo qualcuno che gli assomiglia.

 

Vincenzo Cammareri

Psicotecnologie.it- Osservatorio di Psicologia sulla Società Tecnologica Contemporanea

Sito web: www.psicotecnologie.it