Morire ai tempi di facebook. Quando la solitudine colpisce un "nodo".
- In: Pensieri e Parole
- Data pubblicazione
- By Vincenzo Cammareri
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I Social Network costituiscono una formidabile opportunità per comprendere i nostri giovani e i loro vissuti nella società contemporanea. I giovani comunicano le loro emozioni e i loro stati d’animo tramite interfacce che li connettono con il resto del mondo, attraverso le quali vivono, e viviamo, l’illusione di non essere soli.
Ma a volte, certe notizie, ci ricordano che poco è cambiato rispetto al passato e che la solitudine ha lo stesso sapore e gli stessi risvolti sia essa una condizione vissuta dentro le mura di una stanza e confessata alle pagine di un diario che in pochi o nessuno mai leggerà, sia essa una condizione vissuta comunque nell’intimità di una camera ma trascritta secondo un codice binario e “confessata” ad uno schermo che la renderà visibile al resto del mondo, a quel mondo fittizio fatto di relazioni altrettanto fittizie alle quali si conferisce il nome di “amicizie” per dare loro un significato concreto.
Chiamiamole Facebook, chiamiamole MySpace, chiamiamole LinkedIn o Digg, le reti sociali, ovvero i “Social Network” per usare un’altra parolona che ha più effetto sulle coscienze di antropologi, sociologi e, ahimè, psicologi, ci ricordano solo che siamo solo dei "nodi" connessi in qualche modo con altri "nodi" ed il caso del ragazzo di Napoli uccisosi dopo averne dato notizia ai “suoi amici” tre giorni prima su Facebook chiarisce il senso della mia affermazione.Questo è il mio blog, questo è il mio post, questo è la zona d’ombra dello spazio telematico a cui affido oggi il mio tempo e stralci della mia vita. Questo, oggi, è il mio bicchiere mezzo vuoto.


