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28 Ottobre 2007 Scritto da  Maria Cristina Gori

Il cervello lo trasformi col PC

 

La percezione è il risultato finale di una complessa attività organizzativa ed integrativa degli eccitamenti provenienti dalla stimolazione degli organi periferici di senso.

Le sensazioni vengono, tramite un'attività elaborativa in cui entrano in gioco  altre funzioni (memoria, affettività, intelligenza) integrate in termini tali da consentire in sintesi  la conoscenza della realtà esterna ed interna (Gilberti F, Rossi R, 1986). Sino a poco tempo fa si pensava che esistessero percezioni differenti che afferiscono a diverse aree cerebrali deputate alla decodificazione degli stimoli periferici. Le esperienze più recenti hanno dimostrato come le cellule cerebrali possono “cambiare” le proprie funzioni . Si sa che il cervello ha possibilità di reazioni nel periodo successivo ad un trauma. Le cellule sane possono supplire alle cellule morte. In condizioni “sane” le cellule acquisiscono le funzioni specifiche che sono spesso descritte sui libri di testo di neurologia (ad esempio, la zona occipitale è deputata alla decodificazione degli stimoli visivi, quella temporale alla decodificazione dei suoni, e così via) (Fig.1).

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Ma in condizioni “patologiche” le cellule acquisiscono funzioni nuove, abitualmente a loro estranee . Uno studio ormai storico è rappresentato nella fig.2: sul volto di questo paziente cui è stata amputata una mano, sono stati riportati i siti cutanei la cui stimolazione evocava sensazioni localizzate ben delimitate che venivano riferite alle dita dell'arto mancante (fantasma). Dunque la paziente, se stimolata al volto tramite stimoli tattili, li avvertiva non solo come riferiti al volto ma anche all'arto mancante.

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Cosa è successo a livello cerebrale? Verosimilmente si è verificata una sovrapposizione  delle fibre nervose cerebrali, , quelle che portavano l'informazione del volto e quelle portavano l'informazione dell'arto nelle prime quattro settimane. L'amputazione ha rappresentato il movente principale che ha indotto una modificazione delle fibre nervose cerebrali. Lo stesso meccanismo è stato proposto per spiegare il recupero di alcune funzioni (motilità, sensibilità, o altro) dopo una lesione cerebrale che abbia coinvolto quei territori specifici ad esse deputati. Una ipotesi particolarmente entusiasmante è che le cellule cerebrali si specializzerebbero nella propria funzione (visiva, motoria, sensitiva o altro) in funzione dell'uso . Quindi una cellula cerebrale, o meglio una zona cerebrale, tenderebbe a funzionare sempre allo stesso modo, a parità di stimoli esterni. Ma esistono condizioni particolari in cui quella cellula cerebrale, o zona cerebrale, può assumere funzioni alternative, precedentemente silenti. Un ricercatore statunitense, Alvaro Pascual Leone ha eseguito un esperimento in cui alcuni volontari venivano sottoposti ad un training educativo per imparare il metodo Braille.  Ha quindi “accecato” tali  soggetti precedentemente vedenti. Questa procedura rendeva ciechi per un periodo di 5 giorni. I soggetti sono stati sottoposti ad accertamenti neuroradiologici che avevano l'obiettivo di “misurare” l'attività delle diverse aree cerebrali in relazione all'esecuzione di compiti. Precedentemente all'accecamento  le aree visive non erano sollecitate da attività tattili (come leggere con il metodo Braille che sfrutta il tatto) o uditive, ma con il passare delle ore dopo l'accecamente queste regioni, normalmente deputate alla decodificazione di stimoli visivi, assumevano la funzione di decodificare altri stimoli, ad esempio quelli tattili o uditivi. Era come se avessero rinunciato alla loro funzione primaria, la vista, perché non potevano più esercitarla essendo i soggetti stati resi ciechi. Al recupero della vista, sorprendentemente, le aree deputate alla decodificazione visiva perdevano le acquisizioni più recentemente assolte e tornavano ad assolvere la vecchia funzione di rilevare le immagini visive. Ciò rappresenta una conferma a quanto si ritiene attualmente che i soggetti ciechi abbiano capacità superiori sfruttando le sensorialità residue. In realtà sfrutterebbero le aree deputate alla vista per vicariare altre funzioni. Ma ciò può costituire anche una smentita di quanto si ritiene abitualmente, ossia che le capacità cerebrali abbiano un periodo di massima funzionalità che coincide generalmente con i 18-20 anni di vita. Seguendo questi esperimenti è lecito supporre che in qualunque momento possono subentrare nuovi percorsi cerebrali in funzione degli stimoli sensoriali.

 

Lo stimolo è dentro di noi

Un'altra serie di esperimenti ha dimostrato come la percezione può nascere dentro di noi. La semplice rappresentazione visiva mentale di un oggetto può stimolare esattamente le stesse aree visive che sono attivate nel caso di una vista reale di quell'oggetto (Fig.3). Ciò ha costituito un campo di estremo interesse nell'ambito della psichiatria, quando è stato sottolineato che alcuni fenomeni dispercettivi o francamente allucinatori potevano essere prodotti all'interno della mente e non in relazione a stimoli esterni. Infatti a lungo si è pensato che le allucinazioni fossero associate a stimoli di vario genere, reali, che venivano modificati nel processo di decodificazione. Solo dopo è stato dimostrato che l'allucinazione è invece una “percezione senza oggetto”. Il soggetto si comporta come se vivesse veramente una percezione mentre i corrispondenti stimoli sensoriali sono assenti. Il soggetto è assolutamente convinto della realtà che ha percepito, ossia la possibilità di critica non esiste.

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La multimedialità stimola la multifunzionalità cerebrale e una diversa consapevolezza della realtà? Se le ipotesi precedenti sono corrette, è possibile ipotizzare che la presenza di più stimoli contemporanei possa in qualche modo esercitare uno stimolo multiplo sulle cellule cerebrali. Si tratta di una ipotesi da confermare, che troverebbe già una conferma parziale in alcuni approcci riabilitativi neurologici che, utilizzando multipli canali sensoriali , indurrebbero una risposta che non sarebbe attuabile con stimolazioni di singoli canali sensoriali. La stimolazione di più canali potrebbe attivare percorsi alternativi ed indurre, in ultima analisi, una diversa consapevolezza .  Anche questa ipotesi è in parte confermata dall'approccio cognitivo della scuola Gestalt . Secondo la scuola Gestalt è  noto infatti come la percezione completa non si ottenga da una decodificazione analitica, ma solo da una percezione sintetica, del tutto, che indurrebbe una consapevolezza maggiore della percezione dei singoli elementi. Effettuando un parallelismo un po' azzardato potremmo paragonare la cellula cerebrale ad una cellula staminale : così come la cellula staminale può differenziarsi in cellule diverse, la cellula cerebrale ha già potenzialità molteplici che però verrebbero attivate solo in condizioni particolari. E la multimedialità può essere una condizione particolare.

info tp tratto da: http://www.mediazone.it

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