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25 Gennaio 2009 Scritto da  Vincenzo Cammareri

Giovani e identità: rapporto tra sesso, tecnologie e adolescenza.

sex_tech.gif Da un’indagine condotta dai ricercatori dell’americana TRU, che da oltre 25 anni si occupa di ricerca in ambito giovanile, è emerso un quadro interessante dal punto di vista dei risultati ma
che pone alcune questioni importanti intorno a temi complessi come lo sono quelli che riguardano l’universo giovanile nella società contemporanea, ove sempre più spesso le tecnologie assurgono alla funzione di “veicolo” per la manifestazione degli istinti e dei desideri più profondi delle nuove generazioni.

Lo studio, condotto tra il mese di Settembre e il mese di Ottobre 2008, ha interessato 653 ragazzi e ragazze di età compresa tra i 13 e i 19 anni e 627 giovani adulti tra i 20 e i 26 anni; a tutti è stato somministrato on-line un questionario composto da 25 items con l’obiettivo di indagare il rapporto tra sesso, tecnologie e adolescenza.

Alcuni dati…
Dall’elaborazione delle risposte date dei soggetti, ai quali è stato chiesto tra l’altro di indicare le tecnologie utilizzate e possedute (computer portatili, webcam, telefonino, Mp3 Player, ecc), di indicare se avessero dei loro profili personali sui social network, se avessero un blog o se leggessero i blog di altri, è emerso che:

1. una percentuale significativa del campione della fascia dei teenagers (il 20%) ha inviato col suo cellulare o postato online almeno un’ immagini o un video che li ritraeva nudi o semi nudi; la percentuale cresce significativamente con l’aumentare della fascia d’età: il 33% del totale dei giovani adulti;
2. il 48 % dei teenagers ha dichiarato di aver ricevuto un messaggio (via e-mail, SMS o mediante Messaggi Istantanei) a contenuto sessuale; la percentuale sale al 64% nei giovani adulti;
3. i soggetti interpellati hanno dichiarato che i contenuti inviati erano destinati ai loro rispettivi partner, altri hanno affermato di aver condiviso il materiale con persone conosciute online;
4. tra le ragioni che hanno spinto i teenagers e i giovani adulti ad inviare contenuti di natura sessuale, vi sono: l’aspetto ludico del gesto o semplicemente l’intenzione di flirtare con altri.

Rimandando ad altre fonti i dettagli, gli approfondimenti e le modalità di conduzione della ricerca (si vedano le risorse per approfondimento), l’intenzione proposta da questo breve documento è quella di tracciare una linea di riflessione intorno ad un fenomeno che coinvolge la civiltà digitale di cui facciamo parte, e mi riferisco agli effetti di un uso distorto delle tecnologie sullo sviluppo e sull’equilibrio psicologico dei giovani, verso i quali le tecnologie hanno assunto ormai da tempo oltre che una funzione informativa, conoscitiva e aggregativa, anche di ricerca di quei caratteri di affermazione identitaria che il rapporto con il contesto di vita “reale” (ad esempio l’ambiente familiare) non sembra fornire loro.

Il punto.
La digitalizzazione ha reso possibile la codificazione del pensiero e delle informazioni riguardanti il mondo e noi stessi in unità binarie riconosciute da ogni sistema tecnologico; allo stesso tempo la telematica ha tangibilmente trasformato le modalità di interazione dell’uomo creando nuove opportunità di coesione sociale e di rappresentazione dell’ “Io” al mondo esterno. D’altra parte Internet ha armonizzato il tutto costituendosi come “sistema globale e dinamico” in grado di trattare e di ospitare miliardi di immagini, di testi e di suoni che giungono direttamente sui nostri dispositivi tecnologici (computer, telefonini, ecc.) per essere manipolati, interiorizzati, giudicati, riformulati e immessi nuovamente nella rete. Simili operazioni vengono eseguite ogni giorno da milioni di persone e ogni giorno milioni di persone forniscono nuova energia al sistema.

Quello che spesso sfugge all’attenzione dell’utenza, e non solo di quella giovanile, è tuttavia la “potenza mnemonica” che le information and communication technologies hanno acquisito grazie alla digitalizzazione le cui potenzialità non sono limitate alla possibilità di codificare ogni tipo di informazione o di distribuirla lungo la rete di connessioni, ma si estendono con la capacità di mantenere la stessa informazione in spazi di memoria di più ampia portata. Ciò che viene immesso nella rete entra a far parte di un circuito “connettivo” e “collettivo” regolato da principi e codici che differiscono da quelli che governano la vita reale: nella rete le dimensione temporali e spaziali dell’informazione perdono la loro funzione stabilizzatrice e tutto è destinato a perdurare nel tempo e a diluirsi nello spazio con la conseguenza che ogni contenuto, ogni bit di informazione immesso in questo complesso sistema dai confini indefinibili, sfugge nell’immediatezza alle nostre azioni come anche ad ogni nostra intenzioni di controllo su di esso.

Educare alle tecnologie.
Ritornando all’indagine, la consapevolezza dei giovani circa le conseguenze di eventuali comportamenti negativi non sembra impedire loro di sperimentare gli “effetti decostruttivi dell’interazione in rete” (espressione tratta da wikipedia) derivati dall’immissione acritica dei contenuti prodotti in locale dalla loro creatività e distribuiti immediatamente a livello globale attraverso le tecnologie. Si considerino ad esempio i filmati amatoriali caricati sui siti di video broadcasting (tipo youtube), scambiati attraverso i programmi di file sharing (tipo e-Mule) o trasferiti da un telefonino ad un altro e che vedono coinvolti i giovani - e sempre più spesso i giovanissimi - ripresi nella loro intimità.
Quali conseguenze hanno e avranno sull’equilibrio psicologico dei diretti interessati, spesse volte vittime inconsapevoli? Che ripercussioni avranno sull’equilibrio familiare?
Simili interrogativi trovano risposte nei disagi psicologici mai risolti completamente che accompagnano i “protagonisti” nella loro crescita personale e nelle loro relazioni sociali.

La consapevolezza deve dunque necessariamente essere accompagnata dalla presa di coscienza di ciò che avviene intorno a noi; una presa di coscienza che può realizzarsi solo attraverso una educazione continua dei giovani all’uso delle tecnologie. Comprendere appieno la “potenza” degli strumenti tecnologici, utilizzati sempre più spesso in modo “plastico”, ossia per un uso diverso rispetto al fine per cui sono stati creati, è un passo obbligato per preservare il benessere psicologico dei nostri ragazzi.

Cosa fare, alcuni suggerimenti.
Il tema legato al rapporto tra tecnologie e giovani è di certo complesso e articolato, soprattutto in virtù del fatto che la rete, e mi riferisco al complesso sistema “connettivo” e “collettivo” che ingloba anche Internet, “ non ha ancora trovato le sue regole e […] vive nel caos dei comportamenti dei singoli in cui il rispetto degli altri risiede nella volontà di ognuno” [M.A.Garito, 2006].
Le tecnologie attraggono il mondo giovanile in quanto si configurano come canali attivi di esplorazione, di interazione e di comunicazione con il mondo. Attraverso di esse gli utenti si scambiano messaggi (e-mail, chat), si vedono e si ascoltano (web conferencing system, comunicando telefonicamente), acquisiscono informazioni (mediateche, motori di ricerca, peer-to-peer, ecc.), collaborano (classi virtuali, forum), si emozionano, vivono esperienze di derealizzazione (ambienti virtuali, simulazioni computerizzate), creano le loro reti di socializzazione (facebook), diffondono la loro cultura ed esistono in qualsiasi parte e in qualsiasi luogo (blog).

Ma come proteggere i giovani dai pericoli dell’era digitale? Cosa bisogna fare,dunque?
Un primo filtro protettivo è la presa di coscienza di ciò che avviene quando esponiamo i prodotti della nostra creatività, riferiti alla nostra vita personale (come ad esempio quando inviamo immagini che ritraggono il nostro corpo),  ai rischi della condivisione e dell’interazione in rete.
Quando inviamo qualsivoglia contenuto attinenete alla propria o altrui sfera personale - sia esso un testo (messaggio), delle immagini statiche (foto) o dinamica (video) - sarebbe opportuno tener presente certe regole di buon senso alcune delle quali menzionate nella stessa indagine, e cioè:
1) non dare per scontato che i contenuti inviati o postati rimangano privati;
2) considerare la possibilità che ogni contenuto inviato o postato possa essere utilizzato per danneggiare qualcun altro;
3) non inviare materiale che possa provocare disagio psicologico alla propria persona o ad altri (dall’indagine è emerso che un numero significativo di teenagers e di giovani adulti – in prevalenza ragazze – ha inviato immagini proprie sotto insistenza del partner);
4) considerare il punto di vista del destinatario del contenuto che si intende inviare: non necessariamente i contenuti ritenuti “interessanti” suscitano lo stesso sentimento nel destinatario;
5) tenere presente che niente rimarrà nell’anonimato;
6) considerare che ogni informazione, una volta digitalizzata, è facilmente riproducibile e distribuibile;
7) considerare che ogni rappresentazione digitale (immagine, filmato, testo, ecc.) può essere facilmente modificabile.
8)considerare che le informazioni digitalizzati possono essere archiviate e conservate nel tempo.

Risorse per Approfondimento:
documento:Questionario - sesso, tecnologia e adolescenza
link: TRU - The global leader in tweens, teens and twenty-somethings



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