D’altro canto, nella nostra società occidentale, è dominante una rappresentazione, di natura culturale, secondo la quale le persone dispongano di capacità intellettuali che sono ereditarie e fisse, in grado di determinare il loro successo nell’apprendimento e nel lavoro. Quando una persona ha un successo eccezionale oppure fallisce, questo risultato lo si attribuisce a caratteristiche genetiche innate che solo difficilmente sono modificate dagli sforzi personali, dall’istruzione o dall’esperienza. La ricerca cognitiva sull’apprendimento e sull’expertise mostra che l’intelligenza cresce attraverso un lavoro realizzato ai confini delle proprie competenze (Perkins, 1995); questo significa che molte persone non sanno nemmeno quale sia la vera estensione delle proprie capacità, perché ostacolati dall’idea che le risorse intellettuali siano limitate. Le rappresentazioni culturali concernenti l’intelligenza e i geni suscitano ansia e stress e rappresentano un limite all’azione molto più di quanto lo sia la effettiva variabilità della loro capacità intellettuale (Gould, 1981). Una concezione monodimensionale dell’intelligenza come entità ereditata e fissa sembra comportare una violenza simbolica (Bourdieu, 1998) contro gli esseri umani in quanto riduce la loro fiducia nelle personali possibilità di crescere cognitivamente e di rafforzarsi intellettualmente.
| tratto da: http://www.conoscenzaeinnovazione.org/ vai al saggio completo...>> |

Cita questo contributo sul tuo sito
Anteprima :
Tecnopsicologia
Mister Wong
Digg
Del.icio.us
Slashdot
Furl
Yahoo
Technorati
Newsvine
Googlize this
Blinklist
Facebook
Wikio