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29 Settembre 2009 Scritto da  Vincenzo Cammareri

Dimensione pubblica e privata dell'individuo. Lo spazio telematico e le sue zone d'ombra

social_network_personality.gif Il principio sociologico di "omofilia", secondo cui "persone di una razza tendono ad avere coniugi, confidenti e amici della stessa razza",  è stato lo spunto che ha ispirato alcuni studenti del MIT ad individuare un algoritmo capace di rilevare, attraverso l'analisi delle relazioni sociali e dei dati contenuti nel profilo degli utenti afferenti alla rete facebook del Massachusetts Institute of Technology, le tendenze sessuali dei suoi membri.

Tralasciando gli aspetti metodologici della ricerca, di cui non si conoscono i dettagli di conduzione e di cui ad oggi non esistono pubblicazioni in riviste scientifiche ma solo riferimenti al sito del Boston Globe che ne ha riportato per primo la notizia, il mio intento è  di porre l’attenzione ancora una volta [1] sui rischi -  per l’individuo e la collettività - conseguenti ad una mancata conoscenza delle reali potenzialità della digitalizzazione, ossia di quel processo mediante il quale è possibile codificare, in un linguaggio interpretabile da qualsiasi terminale,  i prodotti della creatività umana (idee, pensieri, ecc.) e “liberarli” nello “spazio telematico”.

Tecnosofia.
Cerchiamo di capire innanzitutto cosa si intende con quest’ultimo concetto. Lo “spazio telematico” non è naturalmente lo spazio fisico che tutti conosciamo ma la dimensione metaforica dello “spazio” in cui interagiscono i contenuti e le applicazioni telematiche e informatiche; è lo “spazio” in cui uomo e tecnologie, persone e cose, sono connesse tra di loro sulla base di un codice comune: il linguaggio digitale, per l’appunto.
Come riferisce Pier Luigi Capucci al riguardo  “Negli ultimi anni si assiste al moltiplicarsi del numero e della diffusione degli strumenti di comunicazione a distanza. Non solo internet, ma anche la telefonia(tradizionale e cellulare), la televisione e la radio […], le comunicazioni mobili, le varie forme di telepresenza, i network wireless. Lo spazio telematico costituisce una nuova acquisizione della comunicazione umana.” [2]
 
L‘ibridazione dei mezzi attraverso cui l’uomo comunica a distanza e diffonde informazioni non ha solamente modificato - come si è detto più volte -  il nostro modo di vivere, di lavorare, di divertirci, di socializzare,  ma allo stesso tempo ha fornito una formidabile rete globale dalla quale attingere informazioni personali che dagli stessi utenti vengono distribuite su più formati (video, immagini, testi,  ecc.)  e che possono essere acquisite,  analizzate (cfr data mining; Social network analysis ), confrontate e utilizzate per gli usi più disparati.

Il punto.
Quotidianamente lasciamo traccia nello “spazio telematico” delle nostre azioni, dei  nostri pensieri,  fornendo in modo volontario o involontario tratti della nostra personalità come anche informazioni della nostra vita privata che non vorremmo venissero mai rese note,  rischiando in questo modo di essere non solo la prima generazione destinata a portarsi dietro tutto il proprio passato, come aveva affermato il Garante della privacy Francesco Pizzetti, ma anche la prima generazione a dover affrontare in futuro i sintomi di una società toccata da un male “tecnologico” poco conosciuto.

Consideriamo per esempio la sola espansione di facebook: nel mese di settembre, stando alle ultime stime riportate dallo stesso fondatore nella sua pagina ufficiale, il social network  sembrerebbe aver toccato l’esorbitante cifra dei 300 milioni di utenze registrate; 300 milioni di persone in tutto il mondo sono connesse a questa rete globale!

Verrebbe dunque da domandarsi cosa succederebbe se un’azienda decidesse di operare la scelta del personale sulla base degli orientamenti politici, delle  tendenze sessuali o delle  credenze religiose? E cosa accadrebbe se un algoritmo fosse in grado di aggirare i sistemi a tutela della privacy ed estrapolare queste informazioni “tacite” semplicemente attraverso un processo di social network analysis [cfr notizia di apertura]?
Oltretutto, siamo veramente sicuri che qualcuno non stia decidendo di attentare alla salute dei nostri cari e a tal fine non stia raccogliendo informazioni sulle loro abitudini leggendo i nostri post su facebook, su twitter, su un nostro blog o su i blog dei nostri figli? Siamo sicuri che un malintenzionato non stia decidendo di acquisire informazioni sulla nostra casa visionando un video da noi stessi caricato su un qualsivoglia sito di video-sharing che ritrae gli ambienti della nostra abitazione?

La riflessione.
Il problema o se preferiamo l’opportunità,  a seconda di ciò che si vuole considerare,  è che "lo spazio telematico" non è e non potrà mai essere uno spazio dai confini definibili. In un futuro non molto lontano, come ha sottolineato il sociologo e antropologo Derrick De KercKhove, sarà integrato in esso anche ogni oggetto reale, dal frigorifero all’impianto di riscaldamento, dal vestiario al cibo; ogni oggetto che noi conosciamo avrà una “identità numerica” attraverso la quale sarà possibile connetterlo alla rete, un  identificativo simile  all’Internet Protocol (l’IP che inequivocabilmente identifica il nostro terminale da un altro) grazie al quale sarà possibile tracciarne l’attività o rintracciarne la posizione in ogni momento e in ogni posto, e grazie al quale potremo connetterci ad esso pur trovandoci dall’altro capo del mondo.

Ad oggi lo “spazio telematico” conta una miriade di applicazioni capaci di interconnettere un numero impressionante di informazioni e di apparecchiature. Dalla musica on-line ai videogames, dalla didattica tradizionale all'e-learning, dalla pubblicità all'e-commerce e dalla comunicazione privata alla comunicazione di massa un numero crescente di persone utilizzano le risorse messe a disposizione dalle tecnologie per la comunicazione a distanza senza una reale consapevolezza del peso che ogni bit di informazione immesso nello spazio telematico abbia sulla loro vita e che, in molte circostanze, le rende vulnerabili agli attacchi esterni.

Lo stanno scoprendo a proprie spese gli evasori fiscali americani, pizzicati dall'agenzia delle entrate americana che ha voluto vederci chiaro sui conti dei suoi contribuenti, tenendo  sotto controllo i loro guadagni non dichiarati e derivati da attività pubblicizzate sui social network. Lo ha scoperto a proprie spese una dipendente pubblica di una compagnia di assicurazioni svizzera, che  si è concessa un giorno di malattia motivando l’assenza con una forte emicrania che le impediva di lavorare al computer, ma che è stata licenziata in tronco in quanto pizzicata a svolgere attività su facebook proprio in quel giorno [3]; lo ha vissuto sulla propria pelle  – ed è questa una delle zone oscure su cui riflettere -  un impiegato comunale della città di Salerno che nel 2007 si è visto sbattere in prima pagina, da un quotidiano locale a cerca di gossip, il profilo che l’uomo aveva registrato su un noto sito di annunci per incontri omosessuali [4] . A tal proposito faccio richiamo alle parole dello stesso Capucci che riferendosi alle zone d'ombra dello spazio telematico ha affermato che esse hanno a che fare " principalmente con la dimensione privata dell’esistenza e con la realizzazione pubblica di questa dimensione" [ G. Anceschi, M. Botta, M. A. Garito, et al., 2006].

In conclusione, le zone d’ombra sono molteplici come molteplici sono naturalmente i benefici che possono conseguire dall’espansione dello “spazio telematico”. Il sociologo Giddens affermava già nel 1991 che  le nostre vite  “sono sempre più influenzate da attività ed eventi che hanno luogo ben al di là dei contesti sociali in cui operiamo[5], e ciò sarà  tanto vero quanto più la tecnologia entrerà a far parte della nostra vita e gli oggetti della nostra vita si connetteranno ad essa.


Riferimenti
[2] : G. Anceschi, M. Botta, M. A. Garito, et al. L'ambiente dell'apprendimento Web design e processi cognitivi, McGraw-Hill, 2006.
[5] : Giddens Antony (1991), Sociologia, Bologna, Il Mulino, p. 449;



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