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23 Marzo 2010 Scritto da  Lucia Imperatore

Vedere con la lingua e recuperare la vista

brainport vision devicePer chi non vede, il mondo è un posto complicato, popolato di ostacoli a cui dover rendere continuamente conto. Una nuova sperimentazione potrebbe rappresentare una rivoluzione per permettere ai non vedenti di essere autonomi e riscoprire la bellezza del mondo.

 

Craig Lundberg era un caporale inglese di 24 anni, in servizio a Bassora (Iraq), quando nel marzo del 2007 durante una battaglia l’esplosione di una granata gli tolse la vista. Anche se i suoi occhi non funzionavano più, Craig non si era perso di coraggio: l’anno scorso aveva partecipato alla maratona di Londra e scalato il Kilimangiaro, mentre attualmente gioca nella nazionale inglese per ciechi e allena la squadra dei pulcini.

In fondo Craig aveva trovato una sua dimensione, anche se mutilata, per continuare a vivere con il suo deficit. Ma ha voluto osare di più. E’ stato coinvolto nella sperimentazione di un apparecchio realizzato negli Stati Uniti e testato dal ministero della Difesa britannico. L’apparecchio permette di “assaporare” letteralmente le immagini: attraverso i canali nervosi della lingua, gli stessi che permettono ai sapori di raggiungere il cervello, le immagini visive arrivano al sistema nervoso centrale seguendo una via alternativa e ricreando i contorni degli oggetti.

[...]

Secondo il caporale, l’apparecchio è come un lecca lecca che invia piccoli impulsi elettrici. “È come tenere sulla lingua una pila elettrica o bere una bevanda molto frizzante” – afferma. Il dispositivo si chiama BrainPort ed è prodotto dalla ditta Wicab. Si compone di due parti: una telecamera montata su un paio di occhiali che raccoglie le immagini e una piastra posta sulla lingua, collegata alla telecamera e munita di elettrodi che rilasciano piccole scariche. Gli elettrodi producono impulsi che ricreano sulla lingua il contorno degli oggetti. Sulla lingua le parti scure delle immagini provocano l’assenza dell’impulso, le bianche una scarica più intensa e le grige un impulso di media intensità. Il cervello si abitua gradualmente a riconoscere questi impulsi nervosi, dimostrando ancora una volta la grande plasticità di cui è capace.

Fonte:
http://www.psicozoo.it | vai alla notizia completa



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