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19 Giugno 2010 Scritto da  psybook.it

Aspetti psicologici del fenomeno Facebook

immagine facebookArticolo pubblicato dalla rivista Psicologia Contemporanea (n. 219 – Mag/Giu 2010 – Giunti Editore; pagg. 12-17), scritto da Ivan Formica, Francesco Conti e Franco Di Maria.

Nel campo della comunicazione, i social network rappresentano la principale novità degli ultimi anni. Il web si è evoluto, offrendo ai suoi utenti servizi sempre più intuitivi, immediati, semplici e accessibili.

PERCHE’ SI USA FACEBOOK
Una ricerca (Joinson, 2008) condotta su un campione di utenti inglesi ha individuato sei motivazioni dell’uso di Facebook.

Connessione sociale
Rintracciare persone conosciute in passato, restare in contatto con i propri amici e sapere cosa stanno facendo, mantenere relazioni con persone che difficilmente si incontrerebbero.

Condivisione di identità.
Prendere parte a gruppi, organizzare e partecipare a eventi, rintracciare persone con opinioni simili.

Uso delle foto.
Le foto assumono una funzione sociale: attraverso le operazioni di condivisione e di tagging (segnalare la presenza di una persona all’interno della foto) si possono acquisire nuove informazioni.

Uso delle applicazioni.
L’utente ha la possibilita di conoscere e provare molte applicazioni (come giochi, programmi o quiz) perchè puo scoprire che esse vengono utilizzate da alcuni dei suoi contatti.

Investigazione sociale.
Attraverso Facebook si possono conoscere nuove persone sulla base di particolari criteri oppure osservare le attvità dei propri amici, anche in modo intrusivo.

Navigare tra le reti sociali (social network surfing).
Facebook consente di acccdere alla conoscenza di nuove persone. Esplorando le reti sociali dei propri amici, visitando i profili di utenti che non si conoscono direttamente è possibile allargare la rete dei propri contatti.

Aggiornamento.
Utilizzare parlicolari funzioni di Facebook, come lo “status” e gli “aggiornamenti”, per conoscere e farsi conoscere dagli altri.

POCHI MINUTI DI FACEEBOOK RACCONTATI IN OTTO CLICK
Gli usi di Facebook sono davvero molti ed è difficile illustrarli tutti.
Tuttavia, in otto semplici “click” del mouse è possibile fornire un “assaggio” di ciò che l’utente può fare.

Click 1
Accedo a Facebook con le mie “chiavi” (e-mail e password) e all’ingresso l’applicazione mi segnala che ci sono delle novità: qualcuno mi ha cercato e vorrebbe far amicizia.

Click 2
Accetto due nuove amicizie, sono due ragazze conosciute al concerto di ieri sera, anche loro appassionate come me di musica jazz. Adesso posso visitare il loro profile e conoscere gli amici che abbiamo in comune, le persone o i luoghi che frequentano.

Click 3
Pubblico le foto del concerto di ieri, gli “scatti” che ho fatto sono adesso visibili da tutti gli amici, che possono commentarli liberamente. Per ogni foto pubblicata posso segnalare (“taggare”) la presenza di altre persone. Cosi Facebook avvertirà i miei amici che ho messo in rete dalle foto in cui ci sono anche loro.

Click 4
Scrivo a cosa sto pensando: “Fantastica la serata di ieri e carinissime le mie due nuove amiche”. In questo modo tutti sapranno del concerto e saranno incuriositi da quello che è successo.

Click 5
Apro la chat di Facebook e controllo chi è on-line. Contatto un mio amico che subito mi chiede chi sono le due ragazze con cui ho appena stretto amicizia. Resto sul vago e saluto perche l’applicazione mi segnala l’invito a prendere parte ad un gruppo.

Click 6
Accetto di prendere parte al gruppo denominato “Quelli che ieri erano al concerto e scopro che le mie due nuove amiche hanno invitato molte persone che hanno preso parte all’evento. Tutti hanno condiviso foto e video della serata; è una buona occasione per contattare gente che ha la mia stessa passione per la musica.

Click 7
Preso da queste nuove amicizie quasi dimentico di controllare il mio acquario virtuale. Entro nell’applicazione di Facebook e controllo la temperatura dell’acqua e la quantità di mangime nella vasca. Scopro con piacere che una delle ragazze di ieri mi ha regalato alcune decorazioni virtuali per renderlo più originale.

Click 8
Guardo l’orologio, il tempo in Facebook scorre rapidamente, un ultimo click ed esco dall’applicazione. Chissà se al mio prossimo accesso ci saranno novità?

OPPORTUNITA’ VS DIPENDENZA
Facebook è uno dei piu popolari social network presenti in rete. Nato per connettere tra loro gli studenti di uno stesso campus universitario, ha ampliato esponenzialmente il numero dei suoi utenti, lasciando inalterata la sua principale caratteristica: collezionare e collegare tra loro le identità degli iscritli. Data l’influenza che il fenomeno comincia ad avere nelle relazioni umane, diventa sempre più necessaria ancche una sua lettura psicologica.
Le opinioni su Facebook sono spesso radicali: da alcuni è additato come lo specchio di una società narcisista o autoreferenziale, da altri come la “polis” dove ognuno trova libertà di espressione.
Prima di qualificare Facebook come “buono” o “cattivo” è bene comprendere quali siano le principali motivazioni sottese al suo uso.
In generale, questo social network propone ai suoi utenti un ampio ventaglio di opportunità:comunicare, ma anche esplorare, conoscere, definirsi, mettersi alla prova, affiliarsi. Inoltre, la sua stessa struttura è ricca di “affordance”: lo spazio virtuale diviene ambiente percettivo dove icone e bottom rimandano intuitivamente alla loro funzione. Di conseguenza, accessibilità e controllo, insieme alla varietà delle operazioni possibili, ne rendono l’uso piacevole e gratificante.
ll problema è che a questi aspetti sono immediatamente legate altre importanti questioni psicologiche. Guardando, infatti, all’altro lato della medaglia, accesibilità, controllo ed eccitazione per la mole di input a disposizione sono anche i tre fattori che facilitano l’insorgenza di comportamenti di dipendenza (Young. 1998). Come accade per altri ambienti-Internet, anche nei confronti di Facebook si possono, infatti, sviluppare condotte di abso che rimandano al più ampio concetto di abuso tecnologico (La Barbera, 2001): comportamenti accomunati da un uso eccessivo e abnorme delle tecnologie, che tendono a compromettere l’equilibrio psicobiologico dell’individuo e a danneggiarne l’adattamento lavorativo e socio-relazionale.
Non mancano, infatti, all’interno del web le definizioni di un presunto “Facebook Addiction Disorder” e non è difficile trovare prontuari che suggeriscono i passi necessari per liberarsi da una eventuate dipendenza. Altretttanto singolare è l’ipotesi di una friendship addiction, intesa come la spasmodica ricerca di contatti che “obbliga” alcuni utenti a collezionare un numero sempre maggiore di nuovi amici.

DALL’ANONIMATO ALLA GESTIONE DELLA PROPRIA IDENTITA’
Gli studi sulla comunicazione mediata da computer si sono spesso soffermati sull’impatto che la condizione di anonimato ha sulle relazioni tra gli utenti del web.
In effetti i primi ambienti-Internet (chatroom, newagroup, bulletin board) si fondavano sulla possibilità per l’individuo di non essere identificato, di scegliere uno pseudonimo (nickname) attraverso il quale interagire con gli altri e firmare i propri interventi. E’ stato messo in luce, però, che l’anonimato in rete favorirebbe comportamenti on-line di tipo antisociale e la violazione delle norme del gruppo. Ogni ambiente-lnternet offre un diverso livello di anonimato e Facebook si caratterizza proprio per la gestione “flessibile” dell’identità, per la possibilità che gli iscritti hanno di scegliere cosa mostrare o nascondere.
Uno studio americano su privacy e social network (Acquisti e Gross, 2006) sostiene che coloro che hanno un profilo in Facebook nutrono una maggiore preoccupazione, rispetto a chi non lo possiede, circa la possibilità che un estraneo venga a conoscenza di dati sensibili come il luogo dove vivono o studiano. La stessa ricerca evdenzia peroò che non vi sarebbe alcuna relazione tra questa preoccupazione e la pubblicazione di dati sensibili da parte dell’utenle nel proprio profilo. In altre parole, gli iscritti a Facebook, pur percependone i rischi, pubblicano comunque informazioni personali.
In fin dei conti, l’architettura e il funizionamento di Facebook si basano sulla rintracciabilità degli utenti: chi si iscrive è tenuto a dichiarare da subito dati sensibili (nome, cognome, e-mail, genere, data di nascita), chi desidera rintracciare un amico utilizza come chiave di ricerca le generalità o l’indirizzo di posta elettronica, gli iscritti vengono aggregati in base a criteri come l’azienda per cui lavorano, l’università o la scuola che frequentano. Probabilmente l’utente percepisce all’interno di questo ambiente-Internet maggiore autenticità delle informazioni, ma anche, come si vedra più avanti, maggiore controllo su di esse.

SOCIOGRAMMI DIGITALI
Agli occhi dello psicologo, Facebook può apparire come un complesso sociogramma che rappresenta in tempo quasi reale le reti relazionali dei suoi iscritti. Ogni utente è connesso ad altri attraverso una fitta trama di amicizie, appartenenze a gruppi, istituzioni, eventi, cause e discussioni. Questo vasto sociogramma può essere esplorato in molti modi, costruito e ricostruito sfruttando le potenzialità del web. Un recente studio (Kllison, Steinfield e Lamps, 2007) ha analizzato, in un gruppo di studenti americani, il rapporto tra l’uso di Facebook e la costruzione di reti sociali. In base ai risultati, gli utenti del social network tenderebbero a sviluppare in misura maggiore legami deboli, utili a condividere interessi e obiettivi, ma raramente caratterizzati da un coinvolgimento emotivo. Nello stesso studio viene tuttavia, ipotizzata una peculiare caratteristica di Facebook: la tendenza a favorire negli utenti il recupero e il mantenimento di precedenti contatti, amicizie lontane nel tempo, spesso interrotte dopo importanti cambiamemi di vita. Potrebbe essere interessante per lo psicologo indagare la qualità di queste relazioni recuperate attraverso il network e comprendere se rimangono interazioni superficiali o arrivano ad avere una più profonda valenza emotiva.
In Facebuok può essere utile distinguere tra la ricerca on-line di persone già note (“social searching”) e la caccia a nuove relazioni, conoscenze da approfondire eventualmente con un incontro off-line (“socialbrowsing”). A prevalere, secondo uno studio condotto su alcuni studenti americani (Lampe, Ellison e Steinfield, 2006), sarebbe proprio la ricerca di persone già note, mantenendosi con loro in contatto. Facebook svolgerebbe anche una funzione di “sorveglianza”, permettendo all’utente di conoscere attività, pensieri e interessi dei gruppi a cui appartiene (Joinson, 2008). La ricerca di persone già note e questa funzione di costante vigilanza sulle proprie amicizie potrebbe spiegare, in parte, il motivo per cui molti utenti rendono acccssibili i propri dati personali e il proprio profilo.

GRATIFICAZIONI
L’uso di Facebook è per molti utenti fonte di divertimento e relax, almeno dopo una prima fase di apprendimento e familiarizzazione con la sua interfaccia. Riprendendo il tema della gratificazione già accennato all’inizio, generalmente, nell’uso dei media, si possono distinguere due forme di gratificazione: rispetto al contenuto e rispetto all’esperienza provata nel comunicare. Nel caso di internet ne è stato individuato un terzo tipo legato proprio all’uso della rete come ambiente sociale (Stafford etal, 2004). In altri termini, comunicare attraverso il web è piacevole anche perchè si ha la percezione di appartenere ad un ambiente condiviso, alla cui costruzione contribuiscono più persone. Nel caso di Facebook tale costruzione è intrinseca alla sua architettura; l’utente e la sua rete di contatti interagiscono popolando di contenuti le pagine del social network. A sua volta ogni contenuto pubblicato può essere ulteriormente commentato, replicato, condiviso.

DALL’OPPORTUNITA’ AL RISCHIO
La dimensione ludica è certamente sullo sfondo di queste attività digitali, il web per sua natura è uno spazio potenziale, sperimenlabile e transitorio. In particolare, Facebook non appare come uno spazio delimitabile, piuttosto si espande con l’uso che se ne fa, con l’ampliarsi del numero di contatti, con l’istallazione di “plug-in” e nuove applicazioni. E’ però abbastanza evidente che un luogo cosi destrutturato si offre ad ogni tipo di colonizzazione ed uso, diventando appetibile ad ogni utenza. In questo ventaglio di possibili esperienze rintracciamo le derive di un uso smodato della rete, là dove il social network adombra, simula e infine sostituisce le altre trame relazionali.
Eppure, come si è detto all’inizio, crediamo sia utile iniziare ad osservare e approfondire psicologicamente queste nuove forme di socializzazione, tenendo distante la tentazioni: di connotarle positivamente o negativamente e mantenendo il focus degli studi sui mutamenti che interessano la relazione tra le persone e la loro attitudine a costruire identità e legami, anche attraverso la rete.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
• ACQUISTI A., GROSS R. (2006), “Imagined communities: Awareness, information sharing, and privacy on the facebook”. In G. Danezis e P. Golle (Eds.), Privacy enhancing technologies: 6th International Workshop (pp. 36-58), Springer, Berlin.
• ELLISON N., STEINFIELD C., LAMPE C. (2007), “Spatially bounded online social networks and social capital: The role of Facebook”, Journal uf computer mediated communication, 12 (3), 1143-1168.
• JOINSON A. N. (2008), “Looking at, looking up or keeping up with people?: Motives and use off Facebook”. In Proceeding of the twenty-sixth annual SIGCHI conference on human factors in computing systems. 5-10 aprile, Firenze.
• LA BARBERA D. (2001), “lnfonauti alla deriva: il tech abuse di Internet e dei mondi virtuali”. In F. Di Maria, S. Cannizzaro (Ed.), reti telematiche e trame psicologiche: nodi, attraversamenti e frontiere di internet, Franco Angeli, Milano.
• LAMPE C., ELLISON N., STENFIELD.T) C. (2006), “A Face(book) in the Crowd: Social searching vs social browsings. In Conference on Computer Supported Cooperative Work: proceedings of the 20th conference on Computer supported cooperative work (pp. 167-170). ACM, New York.
• POSTMES T., SPEARS R , SAKHEL. K., DE GROOT D. (2001), “Social influence in computer-mediated communication: The effects of anonymity on group behavior”, Personality and Social Psychology Bulletin, 27 (10), 1243-1254.
• STAFFORD M. R., SCHKADE L., STAFFORD T. F. (2004), “Determining uses and gratifications for the internet”. In Decision Sciences Journal, 35 (2), 259-288.
• YOUNG K. S. (1998), Caught in the Net: How to recognize the signs of Internal addiction and a winning strategy for recovery, Wiley, New York (trad. it. Prresi nella rete: Intossicazione e dipendenza da Internet, Calderini, Bologna, 2000).

Ivan FOERMICA è ricercatore in Psicologia Dinamica presso l’Università di Messina, psicoterapeuta, gruppoanallista.

Francesco CONTI, psicologo, è dottorando di ricerca in Scienze psicologiche pressoli’Università degli Studi di Messina.

Franco DI MARIA è Ordinario di Psicologia dinamica presso l’Università di Palermo. psicoterapeuta. gruppoanalista.

Fonte:
http://psybook.it/ | vai all'articolo completo...



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