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08 Giugno 2011 Scritto da  Elena Meli

In aumento per colpa del web i malati di scommesse?

giochi azzardo onlineOggi si può «puntare» da casa, al pc, 24 ore su 24. E la facilità di accesso “gonfia” il numero di casi

A Hong Kong è quasi un'epidemia: una persona su venti della tentacolare città cinese non resiste alle lusinghe delle scommesse e finisce per non poterne più fare ameno, sviluppando una dipendenza patologica al gioco d'azzardo.

Non ovunque nel mondo la faccenda è così seria, ma il rischio di cascarci è in crescita: secondo lo psicologo dell'università di Calgary David Hodgins è tutta colpa del web, perché le infinite possibilità di gioco e scommesse online attraggono nel gorgo della malattia un numero sempre maggiore di persone.

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Si comincia magari in sordina, poi il gioco diventa il fulcro dell'esistenza: è una dipendenza vera e propria, che attiva centri cerebrali associati all'apprendimento e al senso di ricompensa e soddisfazione, e come tale non sorprende vederla associata ad altre dipendenze, come quella da alcol (il rischio di abuso è quattro volte superiore nei giocatori patologici) o da droghe (il pericolo cresce di 5-6 volte). Nei pazienti, che quasi certamente hanno una predisposizione genetica alle dipendenze, è accresciuto pure il pericolo di disturbi dell'umore, 4 volte più frequenti rispetto alla popolazione generale. Il problema è che molti non chiedono aiuto: solo uno su dieci supera la vergogna e ammette di aver bisogno di cure, la maggior parte cerca di arrangiarsi come può (provando a distrarsi con attività incompatibili con il gioco d'azzardo, evitando come la peste i posti dove si scommette, oscurandosi i siti web pericolosi). Forse per questo appena un terzo dei pazienti guarisce davvero: il resto prima o poi ci ricasca.

«La cura più efficace è buona una terapia cognitivo-comportamentale, che ha per obiettivo la modifica delle percezioni distorte dalla patologia: ad esempio, aiuta il paziente a non sovrastimare le sue possibilità di vincita, a non illudersi di poter controllare il gioco e a non credere che dopo una lunga serie di perdite la vittoria sia sempre e per forza dietro l'angolo, per non meglio precisati motivi statistici – spiega Hodgins –. Fra i farmaci, sembra promettente il naltrexone che già usiamo in alcuni casi di dipendenza da alcol o droghe, ma saranno necessarie ulteriori ricerche per capire se e come potrà essere utilizzato; quanto alle associazioni di pazienti sul modello dell'Alcolisti Anonimi, la loro efficacia è controversa. Sono molto utili a rafforzare i buoni propositi, a sentirsi meno soli e più sostenuti; ma spesso col tempo i pazienti tendono ad abbandonare le sedute, e quindi anche a vanificare i risultati raggiunti»

Fonte:
corriere.it/ | Vai alla notizia completa...



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