Genitori, i figli restano sconosciuti anche nella "generazione digitale"
- In: Pescate dalla rete
- Data pubblicazione
- By Vincenzo Cammareri
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Gli esiti dell'indagine annuale Telefono Azzurro-Eurispes. Per i padri e le madri il quadro è roseo, i giovani invece rivelano lati "oscuri" di cui non parlano a casa. Sesso e droga restano temi tabù, mentre i "grandi" ignorano il mondo del web e i suoi rischi, per primi sexting e cyber-dipendenza
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Altro terreno di "lontananza" sono le nuove tecnologie, di cui genitori hanno una conoscenza limitata soprattutto per quanto riguarda i rischi connessi al loro cattivo utilizzo. Un genitore su cinque ammette di conoscere poco o niente il mondo virtuale dei propri figli. Il 47% sa cos'è Facebook, ad esempio, ma non è iscritto e non sa come funziona; e questo mentre ben l'85,6% dei ragazzi ha un profilo sul social network, 7 su 10 si connettono tutti i giorni, molti hanno più di 500 amici e più della metà di loro (il 54%) "colloquia" abitualmente con persone sconosciute.
Allarme cyber-dipendenza e sexting. Mamme e papà nei confronti di internet nutrono una fiducia disarmante e un'enorme sottovalutazione dei rischi. L'88,9% esclude che i figli possano spogliarsi e inviare online fotografie e video. Ma il 6,7% del campione dei ragazzi confessa di essere già finito nel girone sexting: ha inviato cioè materiale a sfondo sessuale utilizzando una connessione internet, mentre il 10,2% li ha ricevuti e l'8% ha effettuato chiamate a linee telefoniche destinate a soli adulti.
Soprattutto nella fascia dai 12 ai 15 anni, poi, l'allarme si chiama cyber-dipendenza: quattro ragazzi su 10 controllano continuamente e compulsivamente posta elettronica e Facebook sperando di aver ricevuto messaggi, la metà dice di perdere la cognizione del tempo quando è online (dimenticando di fare altre cose) e uno su 5 si sente irrequieto, nervoso e triste se non può accedere alla rete.
Videogiochi, scuola. Il 45% degli adolescenti non è inoltre sottoposto al controllo degli adulti quando gioca, mentre al massimo si ricevono raccomandazioni sul tempo di utilizzo. Nessuno poi sa cosa siano le indicazioni Pegi, il metodo di classificazione valido su tutto il territorio europeo usato per classificare i videogiochi attraverso fasce d'età e contenuto. Il 37% dei ragazzi ammette di usare videogiochi violenti e non adatti alla propria età.
Chiedono alla scuola di essere un luogo che prepari al mondo del lavoro, maturare, accrescere la cultura, ma 4 studenti su 10 quando si trovano tra i banchi provano noia, agitazione, infelicità. Oltre la metà immagina la scuola ideale con insegnanti più preparati. I genitori, invece, vorrebbero spazi dedicati alla prevenzione di fenomeni come il bullismo, droghe e più tempo dedicato allo studio delle lingue straniere. La scuola ideale per i genitori? Quella aperta alle proposte degli alunni.
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