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25 Agosto 2012 Scritto da  Adrian F. Ward e Piercarlo Valdesolo

Come l'uso di Internet può rivelare la depressione

Le modalità di navigazione in Rete possono rivelare alcuni disturbi psicologici (© Ken Cedeno/Corbis) Le modalità di navigazione in Rete possono rivelare alcuni disturbi psicologici (© Ken Cedeno/Corbis) lescienze.it

Una ricerca ha analizzato le modalità di navigazione in Rete di un gruppo di volontari, prescindendo dai contenuti dei siti visitati: secondo i risultati, alcuni comportamenti, come l'eccessivo utilizzo della posta elettronica o delle chat o il veloce passaggio da un sito all'altro, possono essere indicativi di una tendenza alla depressione.

 

Prendiamo due domande. La prima è: chi siamo? Vale a dire, che cosa ci rende diversi dai nostri simili, per gli oggetti che acquistiamo, i vestiti che indossiamo o l'auto che possediamo (o che abbiamo scelto di non possedere)? Che cosa ci rende unici nella nostra costituzione psicologica fondamentale, cioè nella parte che di noi che ci fa fare ciò che facciamo, dire ciò che diciamo e sentire ciò che sentiamo? La seconda domanda è: come usiamo Internet?

Le due domande non sembrano collegate ma in realtà lo sono. Chiaramente, i contenuti che consultiamo su Internet possono suggerire alcune caratteristiche psicologiche. Se restiamo connessi fino a notte fonda a siti di poker giocando grosse cifre, probabilmente siamo propensi a rischiare. Se amiamo pubblicare video su YouTube in cui ci cimentiamo nel karaoke, siamo estroversi. Ma che cosa possiamo dire dei meccanismi con cui utilizziamo internet per quanto riguarda posta elettronica, 

chatonline, media streaming o il passaggio da un'applicazione a un'altra o da un sito a un altro? Questi comportamenti, senza riferimento ai loro contenuti, possono associarsi ad alcune caratteristiche psicologiche?

Una recente ricerca condotta da un gruppo di informatici, ingegneri e psicologi offre indicazioni importanti in questo senso. I dati raccolti mostrano che l'analisi degli schemi di utilizzazione di Internet potrebbe predire un particolare aspetto del sé: la tendenza a cadere in depressione.

In primo luogo, il team ha somministrato a oltre 200 volontari un questionario sulle proprie “esperienze affettive recenti”. Qiello che i volontari non sapevano è che all'interno del questionario erano inserite domande della scala del Center for Epidemiological Studies - Depression (CES-D), un strumento ben noto per valutare la depressione. I ricercatori hanno poi messo in correlazione i punteggi associati alle risposte con le caratteristiche dell'utilizzo individuale di Internet, raggruppate in tre categorie: “dati aggregati”, in cui era valutata l'informazione inviata e ricevuta tramite la rete; “applicazione” che indicava la generica categoria di programmi utilizzati (per esempio, email, navigazione su Internet, download di media) e infine “entropia”, che indicava il grado di casualità del flusso d'informazione (essenzialmente, il grado con cui ciascuno inviava e riceveva informazioni a molteplici risorse di Rete contemporaneamente).

È importante sottolineare che i ricercatori venivano a sapere solo come i soggetti usavano Internet e non che cosa cercassero in Rete: il contatto con un gruppo di supporto per persone depresse, per esempio, avrebbe rappresentato un chiaro segno rivelatore. Nessuna delle categorie di dati, in pratica, forniva una specifica informazione sui siti visitati, sul contenuto di mail e chat o sul tipo di file scaricati; l'obiettivo era valutare soltanto il grado con cui i soggetti utilizzavano le differenti categorie di risorse e le differenze nella tendenza a usare diverse risorse contemporaneamente.

È così risultato che specifici schemi di utilizzo di Internet sono correlati in modo statisticamente affidabile a tendenze depressive. Per esempio,la condivisione di file, l'intenso scambio di mail e la frequentazione di chat, nonché la tendenza passare velocemente da un sito all'altro o da una risorsa online a un'altra sono tutti elementi in grado di predire una maggiore propensione a mostrare sintomi di depressione. 

Sebbene si ignorino le ragioni esatte di questa correlazione, ciascun comportamento digitale è stato descritto da precedenti ricerche sulla depressione. Il rapido passaggio tra diversi siti web può essere un sintomo di anedonia (una diminuita capacità di sperimentare emozioni) poiché indicativo della tendenza a cercare continuamente nuovi stimoli emotivi. In modo simile, un eccessivo utilizzo della mail e delle chat può significare una relativa mancanza di relazioni personali dirette, compensata dal tentativo di mantenere il contatto o con amici lontani o con nuove persone conosciute online.

I dati appaiono importanti per diverse ragioni. La depressione è un disturbo molto diffuso e di una certa gravità. Recenti stime dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) indicano che negli Stati Uniti circa il 10 per cento degli adulti attualmente soffre di depressione clinica, con disturbi nel comportamento alimentare e nella capacità di concentrazione, mancanza d'interesse nelle attività quotidiane e una persistente sensazione di fallimento. Queste stime sono ancora più alte per specifici segmenti della popolazione: per esempio, un rapporto del 2011 dell'American College Health ha trovato che il 30 per cento degli studenti di college si sono sentiti “così depressi da avere difficoltà nella vita quotidiana” nell'ultimo anno.

Fonte:
http://www.lescienze.it | Vai direttamente alla notizia...



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