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12 Maggio 2013 Scritto da  Focus.it

Il tablet che controlli con la forza del pensiero

Un casco EEG simile a quello che i ricercatori stanno utilizzando per imparare a comandare un tablet con il pensiero, e senza l'aiuto delle mani. Un casco EEG simile a quello che i ricercatori stanno utilizzando per imparare a comandare un tablet con il pensiero, e senza l'aiuto delle mani. Focus.it

"Apriti... Facebook!": un giorno basterà fissare intensamente l'icona che intendete lanciare sul vostro dispositivo mobile per comandarlo anche senza usare le mani. Una ricerca di Samsung sta andando in questa direzione.

 Aprire Gmail, Twitter o Ruzzle senza sfiorare lo schermo del tablet, semplicemente con la forza del pensiero. Un giorno questa potrebbe diventare un'opzione possibile: il colosso sudcoreano Samsung sta lavorando con un team di ricercatori americani all'ideazione di un sistema per comandare un tablet con la mente, concentrando il proprio sguardo sulle icone. 

Se sviluppato a dovere anche su base commerciale questo nuovo sistema di comandi remoti potrebbe semplificare la vita di quanti, per motivi di salute, non possono usare le dita per gestire un touchscreen.

Dal pensiero all'azione... senza mani

In collaborazione con Roozbeh Jafari, ingegnere elettronico dell'Università del Texas (Dallas) i ricercatori di Samsung hanno testato come selezionare un'applicazione, un contatto dalla rubrica o una canzone da una playlist, come accendere o spegnere un Samsung Galaxy Note 10.1.

In quella che è ancora una fase iniziale della ricerca, alcuni partecipanti hanno indossato un caschetto EEG per l'elettroencefalogramma munito di elettrodi capaci di registrare i pattern di attività neurale che si verificano quando il soggetto si concentra su segnali visivi ripetuti. In una prima dimostrazione, i volontari sono stati capaci di selezionare icone sul dispositivo mobile semplicemente concentrandosi su un'icona che lampeggiava a una certa frequenza.

Per ora - fanno sapere i ricercatori - è stato possibile compiere una selezione ogni 5 secondi, con un'accuratezza che va dall'80 al 95%. Ma chiunque di noi, senza un opportuno allenamento, otterrebbe performance peggiori: uno dei problemi degli studi con EEG è che i volontari devono seguire uno speciale training per imparare a identificare in modo univoco e "pulito" i singoli segnali per non influenzare negativamente gli esperimenti. 

Ulteriori ricerche occorreranno inoltre per rendere il casco EEG più userfriendly, magari simile a un comune berretto, e non necessariamente legato allo spesso strato di gel (decisamente poco pratico, per un uso quotidiano) che attualmente è necessario applicare tra i sensori e lo scalpo.

Fonte:
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