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31 Agosto 2016 Scritto da 

Dove va a parare il futuro? Seguite Pokemon Go

Il massmediologo e le nuove tecnologie: «Oggi c’è la diretta Facebook, nell’85 sperimentò una cosa simile Natan Karczmar. Occhio a caschi e occhiali virtuali, avranno sempre più mercato. Il digitale ha un lato oscuro, ci salveranno gli artisti come sempre»

Professor Derrick De Kerckhove, direttore di Media Duemila, già docente della Federico II di Napoli e del Mac Luhan Program, conosce Pokemon Go? È l’app che permette di giocare in strada sfruttando la realtà aumentata. Il mondo vero e la augmented reality per adesso divergono. Un giorno coincideranno?
«Conosco Pokemon Go, e ne comprendo anche il successo grazie all’istantaneo rapporto che riesce a creare tra il reale e il suo “aumento” digitale. Una condizione che certo può essere abbastanza insidiosa quando genera confusione mentale non di spazio ma di ruolo. Spazio reale e virtuale non possono coincidere a meno che i tecnici non riescano a virtualizzare in maniera esatta l’approccio tattile dello spazio reale, senso essenziale per muoversi e agire nel mondo fisico».

Quali saranno gli sviluppi della augmented reality, oltre videogiochi e chirurgia robotica? I Google glass per ora non hanno conquistato le masse.
«I Google glass sono ancora molto primitivi, però, credo, torneranno sul mercato con caratteristiche più sofisticate. La domanda di Oculus Rift e di altri sistemi di total surround di certo crescerà. C’è un grande futuro per Google glass o per quell’industria che ne intuisce le possibilità. Queste maschere elettroniche provvedono a realizzare un’esperienza abbastanza vicina a quella dello sogno. Come nel sogno anche in questo caso viene eliminata la cornice, e di conseguenza ti senti completamente – per non dire esistenzialmente – inserito in un mondo plausibile, benché virtuale».

«Vita» sui social network, protesi del reale. Se tutti, per ipotesi, decidessimo di fare contemporaneamente una diretta su Facebook, filmando ciò che abbiamo davanti, si potrebbe concepire l’inconcepibile: una video-mappa del mondo 1:1 di borgesiana memoria.
«Ormai viviamo in tre spazi: fisico, mentale e virtuale e dobbiamo essere in grado di gestirli. L’idea che tutta l’umanità possa filmarsi in diretta su Facebook mi ricorda l’opera profetica dell’artista francese, Natan Karczmar, che pubblicò su un giornale locale un invito a tutta la popolazione di una piccola città. Chiedeva loro di uscire di casa con una videocamera a un’ora ben precisa e di sintonizzarsi con una certa stazione radio per creare un tempo comune. Karczmar voleva che poi tutti gli facessero recapitare le videocassette - parliamo di 1985, prima della diffusione della rete - con cui lui avrebbe eretto un muro di video simultanei all’interno del quartiere. Oggi si può pensare a Iperopera, statuto narrativo ideato da Luca Borriello, che è un’idea simile a quella di Karczmar, però portata sul campo transmediale, una cosa molto più complessa».

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In un’intervista, nel 2013, lei dichiarò al sottoscritto: «Internet 4.0 sarà connesso alla mente». Che intendeva dire?
«Niente che non esista già. Oggi ci sono caschi a basso costo, tipo eMotiv, che ti permettono di pensare a un comando e farlo apparire sullo schermo. Da questo al comando puramente mentale alla rete c’è solo un passo, non tanto grande».

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Fonte:
Corriere del Mezzogiorno | Vai all'intervista completa...



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